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SEZIONI "BROCCA" - ATTIVITÀProvincia di Parma - Premio 8 Marzo
Presenza di un'assenteClasse 4aT, Liceo Scientifico "Guglielmo Marconi"
Mercoledì 8 Marzo 2006, ore 15 Teatro al Parco - Parma IL MASCHILE E IL FEMMINILE NEL PENSIERO DELLA DIFFERENZAIl pensiero della differenza di genere e le riflessioni sul multiculturalismo in una lezione spettacolo che, nel ricordare i debiti della nostra cultura nei confronti della donna, analizza le figure di Antigone e Medea, veri archetipi del riscatto femminile e delle politiche sulle pari opportunità dei diritti. PROGRAMMA
INTERPRETILa classe 4aT del Liceo Scientifico "Marconi" Francesco Degli Angeli, Marco Di Lecce, Daniele Friggeri, Arianna Gatti, Vanessa Lo Turco, Francesco Magnani, Matteo Magri, Davide Marani, Sonia Martinelli, Claudia Massimino, Mila Montani, Giuseppe Palladino, Emanuele Paris, Federico Piccinini, Daniele Ruggeri.
Il 15 aprile 2005, al Teatro al Parco di Parma si è tenuta la prima rappresentazione di Bellis Perennis, un'opera teatrale interpretata dagli studenti della classe 3T. Bellis Perennis
Testo e regia di Mariangela Dosi
Professori referenti: Letizia Dazzi, Rosalba Lispi, Giovanna Mambrioni In collaborazione con il Centro Antiviolenza di Parma e con il contributo dell'Amministrazione Provinciale - Servizio ambiente PartecipantiFrancesco Degli Angeli, Marco Di Lecce, Daniele Friggeri, Arianna Gatti, Vanessa Lo Turco, Francesco Magnani, Matteo Magri, Davide Marani, Sonia Martinelli, Claudia Massimino, Mila Montani, Giuseppe Palladino, Emanuele Paris, Federico Piccinini, Daniele Ruggeri. Presentazione dell'opera teatraleMedea è una donna depositaria di un sapere antico, una sacerdotessa rinomata per le sue conoscenze e per le sue capacità di guarire. Ella è figlia del re di Colchide, Eete, e la lontana terra da cui proviene custodisce il leggendario vello d'oro, alla cui ricerca l'eroe Giasone si avventura con gli Argonauti. Medea si innamora di Giasone, lo aiuta a superare le prove che gli permetteranno di conquistare il vello e scappa insieme a lui, accompagnata da un piccolo gruppo di Colchi. Medea e Giasone fuggono così a Corinto, la città dorata, dove Medea, straniera in terra straniera, entra in contatto con una civiltà molto diversa da quella della sua Colchide: ella proviene da una cultura in cui alle donne è affidato il legame con la terra. Mentre gli uomini si occupano della caccia, le donne costruiscono una profonda relazione con l'ambiente che le lega alla biodiversità, alla complessità e le conduce ad una simbiosi con le forze della natura. A Corinto al contrario l'uomo tenta di dominare l'universo e assoggettarlo al proprio potere: per fare ciò si appoggia su una scienza riduzionista, che dimentica la simbiosi genere umano-ambiente; tale scienza è incapace di osservare e capire la realtà nella sua interezza poiché a monte impone una precisa scelta sulle "variabili in gioco", ovvero sugli elementi che si ritengono rilevanti per la comprensione di un fenomeno. Giasone getta all'aria i giuramenti di amore eterno fatti a Medea; egli si sposerà di nuovo con la figlia di Creonte, re di Corinto. Alla vicenda personale si intreccia lo scontro di Medea con l'alterità: ella trova che la città «sia fondata su un misfatto», a cui intende ribellarsi; mentre al tempo stesso i cittadini di Corinto maturano nei suoi confronti una crudele diffidenza. Medea è vista come un grande pericolo perché è in grado di mettere in crisi il sistema di Corinto, grazie ai suoi ancestrali saperi e alle proprie origini culturali. In un teatro, alcuni spettatori assistono alla rappresentazione di una tragedia: Medea che uccide i figli e la nuova sposa di Giasone. Questa è la versione che Euripide ci ha consegnato del mito, ma è questa l'autentica Medea? Sul dualismo e sullo scontro si gioca tutto lo spettacolo: uomo-donna, Corinto-Medea, diversità-omologazione sono solo alcune delle antitesi ricorrenti. Dietro queste antinomie si sviluppa ed evolve il tema della biodiversità, nucleo originario del progetto: così Corinto è la metafora di un mondo (il nostro) che tende a cancellare la diversità nelle sue numerose sfaccettature, incluse quelle biologiche; mentre la vilipesa Medea lotta contro la scienza riduzionista, incapace di una simbiosi con la natura e pronta invece a soggiogare e violentare la Terra (il misfatto su cui si fonda Corinto). Non è un caso che la "scienza riduzionista" sia associata all'uomo, mentre la "scienza consapevole" sia in relazione con la donna: questa idea è una risposta al concetto che da Platone in poi ha visto la donna associata all'irrazionalità, alla materia e all'emotività, mentre l'uomo al logos e quindi alla conoscenza (riflessa nell'idea della scienza come parto al maschile). I concetti di biodiversità e di sviluppo consapevole vengono affrontati dai testi che sono serviti come base per sviluppare riflessioni sull'argomento, tra cui Terra Madre di Vandana Shiva, Il capitombolo di Ulisse di Enzo Tiezzi, e proprio alla biodiversità fa riferimento il titolo dello spettacolo Bellis Perennis, il nome scientifico della pratolina (la piccola margherita bianca che cresce nei prati) assunta a simbolo del vasto numero di forme di vita che popolano la terra. Lo spettacolo è costruito sulla contrapposizione delle diverse interpretazioni di Medea di Euripide e di Christa Wolf. La scrittrice tedesca infatti riscrive l'opera alla luce di ricerche che riconoscono in Medea un mito antichissimo, le cui origini si perdono nella preistoria, in una ipotetica società matriarcale: in questo modo rifiuta la versione che vede Medea come madre che uccide i propri figli; Medea diventa la sapiente che "deve pagare per aver svelato il crimine su cui si basa il potere".
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