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Nei luoghi della guerra e della Resistenza
Un itinerario di studio condotto da studenti per studenti (anno scolastico 2010/2011)
Anche quest'anno il Comune di Parma, l'Istituto storico della Resistenza e dell'Età contemporanea di Parma e il Centro Studi
e Ricerche per l'infanzia e l'adolescenza hanno riproposto il progetto che vede come protagonisti allievi delle scuole medie
inferiori e superiori e la storia di Parma:
Nei luoghi della guerra e della Resistenza, Un itinerario di studio condotto da studenti per
studenti.
Un gruppo di allievi dei Licei è stato anche quest'anno abilmente preparato sulla storia della seconda guerra mondiale a Parma,
in particolare sulla Resistenza. Lo scopo è stato quello di formare dei "formatori", allievi capaci di guidare con competenza e
capacità di guide altri allievi della scuola media inferiore. Il percorso è stato lungo, impegnativo e ha richiesto almeno sette
incontri, molto studio personale e prova sul campo per permettere di costruire percorsi ben strutturati e, soprattutto,
efficaci sia a condurre per le vie della città "in guerra" allievi più giovani, sia a rafforzare in tutti i coinvolti una passione
più viva per la storia. Da marzo ad aprile, poi, sono stati realizzati i veri percorsi di "guida".
Nella ricostruzione del percorso della memoria di guerra in città, i luoghi consueti hanno assunto volti diversi, tracce ancora
percorribili di chi ha contribuito con le proprie scelte, i propri gesti, le proprie paure a liberare la città dal conflitto.
Il cammino, di studio e reale incontro con i luoghi, è diventato un'occasione per conoscere e scoprire oltre che la storia della
città anche un'identità e un'appartenenza talvolta confuse e lontane.
La distruzione dei bombardamenti, i monumenti e gli spazi di repressione fascista contro la Resistenza tornano a vivere tra le
parole di adolescenti, tra le loro emozioni e tra i loro volti impegnati. Un regalo per tutti questa vita che vuole sapere.
Parole ed emozioni nuove confluiscono in una memoria parlata, vissuta, guardata. Così, una storia di persone in altro modo
difficile da restituire, torna a percorrere le vie del Centro storico e dell'Oltretorrente e si moltiplica, e cresce.
Angoli che svestono un abito, ne indossano un altro, più ricco di voci e di tonalità. E la città non è più soltanto i negozi,
la gente che passa. È una targa nascosta che torna alla vita, un cortile, una statua, una casa speciale.
Il nostro Liceo,come da tradizione ha partecipato con orgoglio. Carlo Bardiani, Samuele Ferrari, Lorenzo Musarò della classe
quarta S hanno seguito il percorso da allievi e "formatori". L'esperienza , raccontata da tutti i protagonisti in una pubblicazione
che porta il titolo del progetto, è stata importante; il luogo della memoria ha assunto una prospettiva di un nuovo presente,
più vero, più profondo, da non dimenticare. Un luogo di vita e di vite. Ed ognuno degli allievi coinvolti ha saputo lasciare una
traccia, trattenere un nome, un ricordo.
Grazie. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dell'iniziativa. A Carlo, Samuele e Lorenzo, innanzitutto,
ma anche agli allievi delle scuole medie che in un'occasione ho conosciuto, ai formatori Margherita Becchetti, Ilaria La Fata e
Marco Minardi, alle istituzioni coinvolte. Nella speranza, poi, che il nostro Liceo, continui ad esserci, nei modi migliori.
Riportiamo qui sotto l'introduzione alla pubblicazione "Nei luoghi della guerra e della Resistenza a Parma" e
(in ordine alfabetico) i contributi scritti dai tre studenti.
Introduzione - Una topografia della memoria
Nella ricostruzione di una topografia della memoria della guerra e della Resistenza in città, i luoghi diventano fonti dirette,
tracce che la comunità locale ha lasciato della sua storia durante gli anni dell'occupazione militare tedesca.
Percorrere le strade del centro storico, attraversando le piazze e i borghi, testimoni di eventi che segnarono la sorte della storia
cittadina durante l'ultima fase della guerra, diventa soprattutto un cammino simbolico, all'interno del paesaggio storico urbano.
Così il senso metaforico, emozionale dei luoghi della memoria ci riconduce al valore pedagogico che in essi è racchiuso.
Il "luogo-traccia" diventa "luogo-di-identità", la cui funzione primaria è quella di testimone. Il percorso effettuato dagli
studenti, con partenza dall'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea, in vicolo delle Asse, conduce ai luoghi che
ancora oggi rimarcano la paura e la distruzione dei bombardamenti aerei alleati soprattutto durante la primavera e l'estate del
1944 (ex convento di San Paolo e Piazzale della Pace), ai monumenti eretti a ricordo della lotta di Liberazione
(Monumento al Partigiano, piazza Ghiaia, via C. Cavestro) e agli spazi in cui si manifestò la repressione fascista contro la
Resistenza (Palazzo dell'Università, Palazzo del Tribunale e Piazza Garibaldi). L'itinerario si conclude proprio nella piazza
centrale della città dove il 26 aprile 1945 le truppe alleate e le brigate partigiane entrarono ponendo fine ai venti lunghi mesi
dell'occupazione militare tedesca e salutando la fine della guerra. Uno spazio che ha continuato a rappresentare il luogo della
festa per quella Liberazione che ancora oggi rinnoviamo nel ricordo ogni 25 aprile.
La seconda Guerra Mondiale (Carlo Bardiani)
Come ogni evento storico, o periodo che sia, anche questo ha le sue cause scatenanti o meglio delle situazioni esattamente
precedenti al conflitto. Negli anni precedenti al 1940, Hitler e Mussolini avevano rafforzato l’asse Roma - Berlino costituendo
una salda alleanza e, nel frattempo, lo sviluppo economico e sociale tedesco era tale da spingere la Germania a scatenare la
guerra quanto prima, cosa che avvenne nel 1939 con l'invasione della Polonia. Così non fu per l'Italia. Mussolini infatti cercò
di rimandare l'intervento militare fino alla primavera del 1940 quando finalmente da buon alleato si schierò a fianco della
Germania dichiarando, a torto, di disporre di risorse sufficienti per la guerra.
A partire dalla primavera del 1942 però le cose cambiarono drasticamente. Gli USA entrarono in guerra a fianco degli Alleati e
le città italiane subirono i primi bombardamenti ; circa un anno dopo, nel luglio del 1943, gli Americani sbarcarono in Sicilia
e cominciarono la conquista della penisola italiana. Ma le novità non erano finite. Poco dopo, l'8 Settembre del 1943, il
generale Pietro Badoglio comunicò alla radio che era stato stipulato un armistizio con le armate americane, causando l'immediata
reazione delle truppe tedesche che occuparono la penisola. Nel frattempo Badoglio e il re Vittorio Emanuele III lasciarono Roma
per rifugiarsi a Brindisi, dove già c'erano gli inglesi, senza fornire indicazioni precise ai reparti militari e lasciando perciò
allo sbando le truppe italiane.
Anche a Parma erano presenti alcuni presidi armati dislocati nel Palazzo delle Poste (via Pisacane), per controllare la
circolazione delle notizie ufficiali, nel Palazzo del governatore(Piazza Garibaldi), dove aveva sede il comando militare
presieduto dal generale Moramarco, nel Parco Ducale (nel giardino pubblico), dove aveva sede la Scuola di Applicazione di
Fanteria per giovani ufficiali, in Cittadella. Gli scontri armati cominciarono proprio da qui per poi estendersi in tutte le
zone con presidi militari italiani che difesero coraggiosamente le loro posizioni pur trovandosi in inferiorità numerica.
Nonostante la strenua resistenza attuata, il mattino del 9 Settembre 1943 arrivò la dichiarazione ufficiale del commissario
prefettizio Vincenzo Eduardo Gasdia che comunicava l'avvenuta occupazione della città da parte delle truppe tedesche.
Palazzo delle Poste (Samuele Ferrari)
Palazzo delle Poste, in Via Pisacane, è uno dei luoghi simbolo delle battaglie avvenute a Parma nella notte del 9 Settembre 1943.
Il giorno precedente il Capo del Governo Pietro Badoglio dava l'annuncio dell'avvenuta stipulazione dell'armistizio tra Italia e
Alleati: da un momento all'altro chi era nemico diventa "amico" e viceversa, e la maggioranza della popolazione festeggia quella
che credevano essere la fine della guerra. Gli urli di gioia, però, si spezzarono in gola a molti di essi: è il caso di
Ferdinando Bernini e Aristide Foà, membri del Comitato d'azione antifascista, i quali, temendo una reazione tedesca
(che peraltro avevano già le truppe sul territorio italiano in quanto ormai "ex-alleati"), si presentarono a mezzanotte in
Palazzo del Governatore a chiedere se dovessero o meno armare i cittadini per difendere la città. La risposta fu negativa.
Poco dopo i tedeschi diedero via all'operazione "Nordwind" con lo scopo di disarmare i militari italiani presenti nei
vari presidi cittadini. Uno dopo l'altro caddero nelle mani tedesche la Scuola di Applicazione della Fanteria, la Cittadella,
lo stesso Palazzo del Governatore, la Pilotta e il Palazzo delle Poste, luogo quest'ultimo fondamentale per permettere le
comunicazione anche di notizie belliche da e per Parma. A nulla servì l'invio di un battaglione di carristi proveniente da
Fidenza in difesa della città: anch'esso fu costretto a soccombere nei pressi di Barriera Bixio e piazzale Marsala.
In tutti questi posti i militari italiani, sempre in netta inferiorità numerica, difesero strenuamente il presidio e vennero
o uccisi o fatti prigionieri o riuscirono a scappare protetti anche dalla popolazione civile così come accadde al comandante
Valenti che si rifugiò dalle suore Piccole Figlie dopo esser fuoriuscito dal suo carro armato caduto nella Parma.
In una sola notte i tedeschi presero possesso della città. Il giorno seguente i cittadini poterono scendere in strada,
videro con i loro occhi gli esiti delle battaglie e scattarono fotografie grazie alle quali ancora oggi possiamo renderci conto di
come sia stata violenta l'offensiva tedesca e dello stupore delle persone nel vedere che la guerra in realtà era ben lontano dal
finire.
Brigata Parma Vecchia – Liberazione (Lorenzo Musarò)
Il percorso dell'Oltretorrente si conclude con la tappa di via Benassi, in cui spieghiamo ai ragazzi delle medie le ultime fasi
della Resistenza e della liberazione. Ed è proprio nel gennaio 1945 che si costituisce a Parma la Brigata "Parma Vecchia", grazie
al partigiano Gildo Zucchi di cui si possiede una testimonianza diretta, ora custodita nell'archivio dell'Istituto Storico della
Resistenza. Egli ci spiega infatti di come questa organizzazione partigiana sia nata con lo scopo di costituire
"un'insurrezione armata per la cacciata dei tedeschi invasori e del fascista oppressore". Chi vi prendeva parte non doveva
necessariamente essere iscritto a un determinato partito, bastava dar prova di onestà e coraggio. Lo scopo della Brigata
era infatti, oltre che impedire ai tedeschi di danneggiare le infrastrutture della città, quello di eseguire azioni di sabotaggio,
di disturbo e di disarmo (come ad esempio l'asportazione di alcuni cartelli indicatori avvenuta 14 gennaio, primo intervento
della Brigata) al fine di favorire l'ingresso degli alleati, che avverrà, nel caso di Parma, il 26 di aprile dello stesso anno.
Si ha quindi la formazione di due squadre, la "0,01", che entrò in azione appunto nel gennaio '45, e la "0,02", che si formò circa
un mese dopo.
La Brigata "Parma Vecchia" fu dunque mobilitata specialmente in occasione dell'imminente liberazione dell'aprile '45.
Sappiamo infatti che la città rimase senza corrente e senza pane per i due giorni che precedettero la liberazione e l'intervento
della Brigata fu importante proprio per proteggere i civili e le infrastrutture dai tedeschi in ritirata; inoltre, dato che era
probabile uno scontro tra le due parti, questo movimento clandestino favorì la costruzione di barricate e fece vari prigionieri.
La maggior parte dei militari tedeschi e fascisti abbandona Parma tra il 24 e il 25, lasciando nella città alcuni franchi tiratori
appostati sugli edifici per mettere in difficoltà partigiani e alleati; ci sono infatti varie testimonianze delle ultime fasi
della liberazione e in particolare degli ultimi scontri, che videro coinvolti anche diversi civili. A questo proposito fu
provvidenziale l'intervento di alcuni di questi, soprattutto donne, che svolsero azioni di soccorso per i feriti,
indipendentemente dalla loro divisa.
Sebbene fossero già presenti in città, da qualche giorno, alcune milizie alleate, la liberazione di Parma avvenne ufficialmente
il 26 di aprile, con l'ingresso delle truppe e piazza Garibaldi ne è considerata il simbolo. L'azione anticipata dei partigiani è
stata dunque fondamentale non solo per favorire, come detto, l'ingresso delle truppe alleate, ma anche per occupare un posto
importante nel governo futuro della città, affiancando gli alleati prima della consegna dell'Emilia alle autorità italiane prevista
per il 4 agosto: non a caso, infatti, sarà proprio il celebre partigiano Giacomo Ferrari, detto "Arta", a diventare primo
prefetto della città dopo la liberazione.
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Aggiornato il: 02 giugno 2011
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